L’Aviatore Errante e il Piccolo Principe

 

Nel solco tracciato da Don Chisciotte, il Teatro dei Venti prosegue la propria ricerca sul teatro per gli spazi urbani e si avventura in un nuovo viaggio: L’Aviatore Errante e il Piccolo Principe, tratto da Le Petit Prince, capolavoro della letteratura di Antoine de Saint-Exupéry.

In questa rielaborazione drammaturgica in chiave contemporanea, i personaggi che abitano le ambientazioni fantastiche del racconto prendono vita grazie agli strumenti tipici del teatro di strada e ai costumi immaginati ad hoc. Lo spettacolo eredita dal precedente Don Chisciotte il dispositivo drammatico che ne ha definito la poetica: la centralità della parola poetica come guida e apertura sull’altrove, l’inserimento in una cornice narrativa e la ricorrenza di alcuni personaggi chiave — come il narratore — che collegano i due spettacoli in una diade.

Quelli che vediamo in scena sono gli avvenimenti dopo la sparizione del Piccolo Principe. Seguiamo il viaggio dell’Aviatore mentre lo cerca con crescente frenesia, per rispondere al bisogno di uno stare al mondo pieno di stupore, di pace, di incontri. Il suo è il tentativo di riportare in vita in ciascuno di noi, anche solo per un momento, lo sguardo bambino che sa che nell’universo tutto cambia per un dettaglio, e la consapevolezza che occorre assumersi tutta la responsabilità delle nostre scelte di adulti.

PRIME NOTE DI DRAMMATURGIA


di Azzurra D’Agostino, poetessa e drammaturga

Le domande di partenza

La bellezza, l’arte, la poesia, il sogno, portati in piazza, condivisi, esposti, pieni di segni evocativi e allusioni a modi diversi di abitare sulla terra, possono ispirare tutti noi verso un anche minimo cambiamento? Un’opera può essere un piccolo pezzo di rivoluzione, che tende alla pace e alla meraviglia della convivenza tra umani, facendocela intravedere tramite il filtro dell’infanzia?

Il desiderio

Il pilota, autore, pensatore, disegnatore Antoine de Saint-Éxupery nasconde nei suoi libri, tra cui il Piccolo Principe, un’intera filosofia, fatta di un’etica stringente, di molte domande inerenti le nostre possibilità di abitare il mondo. La sua celebre storia per bambini ne tocca alcune, offrendo uno spiraglio per approfondire e spostare i confini inerenti il nostro tempo, la sua violenza, il suo rapporto con gli ultimi e anche con l’infanzia, che oggi in molti modi viene tradita e messa sotto attacco. Il desiderio, dunque, è quello di aprire, spalancare, travalicare le avventure descritte nel secolo scorso da un pilota di guerra, per tentare uno sguardo ampio dove la bellezza e la meraviglia siano stella polare, guida che possa ispirarci verso un altrove rispettoso e lontano dalle ottusità del potere. Quelli che vediamo in scena sono dunque gli avvenimenti dopo la sparizione del Piccolo Principe. Seguiamo il viaggio dell’Aviatore mentre lo cerca con crescente frenesia, per rispondere al bisogno di uno stare al mondo pieno di stupore, di pace, di incontri. Il suo è il tentativo di riportare in vita in ciascuno di noi, anche solo per un momento, lo sguardo bambino che sa che nell’universo tutto cambia per un dettaglio, e la consapevolezza che occorre assumersi tutta la responsabilità delle nostre scelte di adulti. 

Il linguaggio

Il filosofo Francesco Marino nel libro Eredità e ascesa: la filosofia di Antoine de Saint-Éxupery ha preso in esame tutte le opere del pilota e scrittore francese e ha rilevato come fosse la poesia, per lui, il linguaggio più adatto a parlare della vita.

«La vita, come ascesa e creazione, si esprime meglio, anziché con il linguaggio della logica, della dimostrazione e della deduzione, con la poesia: “Come pretendi dunque che un ragionamento della vita possa bastare a se stesso? […] La vita è ciò che è. […] il linguaggio attraverso il quale tu mi comunichi le ragioni del tuo agire è altra cosa che il poema che deve trasportarmi di te una nota profonda (A. de Saint-Exupéry, Cittadelle)”. La poesia non ha la sciocca pretesa dell’evidenza e del tutto-palesato. Il linguaggio ordinario e logico pretende di esprimere tutto, tanto da pretendere di mostrare la verità come in sé. La poesia invece, trasmette una “nota profonda”, qualcosa di informulable.» (F. Marino, cit., pag. 86).

Questo punto di partenza ha a che fare anche con il noto “vedere col cuore”, la formulazione affine all’infanzia dell’essenziale che è «invisibile agli occhi» e che per noi si trasforma in linguaggio poetico come indirizzo estetico generale del progetto. Per quanto riguarda le parole in particolare, l’aspirazione è una lingua semplice, magica e profonda come le domande dei bambini. Un linguaggio in grado di mantenere da un lato la levità ma dall’altro anche la denuncia verso scelte adulte talvolta violenti, prive di scrupolo, che l’arte non può arginare ma a cui può opporsi col suo ostinato continuare a esistere. Abitando le piazze, contagiando l’immaginario e i cuori, ponendo domande magiche, profonde e talvolta scomode, come sono quelle dei bambini.

Dal copione

Dal copione de L’Aviatore Errante e il Piccolo Principe

È giunto il momento. Non della verità che questa è una storia di invenzione ma della sincerità a questo bisogna dare attenzione tutto il nostro girovagare tutto il fare e disfare cosa ci fanno vedere? Vaghiamo e ci perdiamo mentre tutto è già lì in ogni inizio. Guardare non solo con l’occhio stare nello sguardo di un bambino come in uno specchio. Siamo pronti per questo?

I bozzetti dei costumi e delle scenografie sono stati realizzati da F.M., detenuto della Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia — già creatore dei bozzetti per la Trilogia dell’Assedio (Premio Ubu Progetti Speciali 2025), Don Chisciotte e Aspettando Godot.

Ideazione e regia Stefano Tè.
Drammaturgia Stefano Tè e Azzurra D’Agostino.
Testi Azzurra D’Agostino.
Musiche: Davide Sebartoli e Igino L. Caselgrandi.
Con
  Alessandra Amerio, Francesco Bocchi, Oxana Casolari, Francesca Figini, Davide Filippi, Cesare Trebeschi.
Costumi e scenografia F.M. e Nuvia Valestri. 

Una produzione Teatro dei Venti, realizzata con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Emilia-Romagna.

 

LE DATE 2026

9–10 giugno — Carpi (MO), Concentrico Festival (anteprima)
12–14 giugno — Pennabilli (RN), Artisti in Piazza (anteprima)
24 giugno, ore 19:00 e 22:30 — Sibiu (Romania), FITS Sibiu International Theatre Festival / Radu Stanca National Theatre (anteprima)
26 giugno, ore 19:00 — Maribor (Slovenia), Ana Desetnica / Ana Monro Theatre (anteprima)
1 luglio — Lubiana (Slovenia), Ana Desetnica / Ana Monro Theatre (anteprima)
4 luglio, ore 21:30 — Gualtieri (RE), Terreni Fertili Festival — debutto nazionale
11 luglio — Cotignola (RA), Nell’Arena delle Balle di Paglia
18 luglio, ore 18:00 — Casanova Staffora (PV), I giorni dell’alambicco

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