L’Aviatore Errante e il Piccolo Principe
La nuova creazione urbana del Teatro dei Venti prosegue il percorso iniziato con Don Chisciotte, mantenendo un legame profondo con il lavoro precedente. Se nel primo caso la fonte era un’epica classica, qui l’ispirazione nasce da una fiaba del Novecento, Le Petit Prince di Antoine de Saint-Exupéry, capace di incantare generazioni diverse. In entrambe le opere, un Narratore onnisciente ci guida attraverso le vicende, sostenendo di esserne l’artefice da secoli.
Esiste un legame estetico e politico, un «filo rosso e d’oro», che unisce questi spettacoli in un dittico destinato a farsi trilogia. Questa connessione risiede nel concetto di Utopia, centrale per la compagnia, unito a un’analisi critica e lucida della contemporaneità. In un presente che ha smarrito il senso del limite, il teatro affida all’immaginazione il compito di sollecitare interrogativi profondi, capaci di ridefinire la nostra postura alla domanda: come vivere?
In questa rielaborazione drammaturgica in chiave contemporanea, i personaggi che abitano le ambientazioni fantastiche del racconto prendono vita grazie agli strumenti tipici del teatro di strada, ai costumi immaginati ad hoc, alla parola poetica come guida e apertura sull’altrove.
Quelli che vediamo in scena sono gli avvenimenti dopo la sparizione del Piccolo Principe. Seguiamo il viaggio dell’Aviatore mentre lo cerca con crescente frenesia, per rispondere al bisogno di uno stare al mondo pieno di stupore, di pace, di incontri. Il suo è il tentativo di riportare in vita in ciascuno di noi, anche solo per un momento, lo sguardo bambino che sa che nell’universo tutto cambia per un dettaglio, e la consapevolezza che occorre assumersi tutta la responsabilità delle nostre scelte di adulti.
PRIME NOTE DI DRAMMATURGIA
di Azzurra D’Agostino, poetessa e drammaturga
Le domande di partenza
La bellezza, l’arte, la poesia, il sogno, portati in piazza, condivisi, esposti, pieni di segni evocativi e allusioni a modi diversi di abitare sulla terra, possono ispirare tutti noi verso un anche minimo cambiamento? Un’opera può essere un piccolo pezzo di rivoluzione, che tende alla pace e alla meraviglia della convivenza tra umani, facendocela intravedere tramite il filtro dell’infanzia?
Il desiderio
Il pilota, autore, pensatore, disegnatore Antoine de Saint-Éxupery nasconde nei suoi libri, tra cui il Piccolo Principe, un’intera filosofia, fatta di un’etica stringente, di molte domande inerenti le nostre possibilità di abitare il mondo. La sua celebre storia per bambini ne tocca alcune, offrendo uno spiraglio per approfondire e spostare i confini inerenti il nostro tempo, la sua violenza, il suo rapporto con gli ultimi e anche con l’infanzia, che oggi in molti modi viene tradita e messa sotto attacco. Il desiderio, dunque, è quello di aprire, spalancare, travalicare le avventure descritte nel secolo scorso da un pilota di guerra, per tentare uno sguardo ampio dove la bellezza e la meraviglia siano stella polare, guida che possa ispirarci verso un altrove rispettoso e lontano dalle ottusità del potere. Quelli che vediamo in scena sono dunque gli avvenimenti dopo la sparizione del Piccolo Principe. Seguiamo il viaggio dell’Aviatore mentre lo cerca con crescente frenesia, per rispondere al bisogno di uno stare al mondo pieno di stupore, di pace, di incontri. Il suo è il tentativo di riportare in vita in ciascuno di noi, anche solo per un momento, lo sguardo bambino che sa che nell’universo tutto cambia per un dettaglio, e la consapevolezza che occorre assumersi tutta la responsabilità delle nostre scelte di adulti.
Il linguaggio
Il filosofo Francesco Marino nel libro Eredità e ascesa: la filosofia di Antoine de Saint-Éxupery ha preso in esame tutte le opere del pilota e scrittore francese e ha rilevato come fosse la poesia, per lui, il linguaggio più adatto a parlare della vita.
«La vita, come ascesa e creazione, si esprime meglio, anziché con il linguaggio della logica, della dimostrazione e della deduzione, con la poesia: “Come pretendi dunque che un ragionamento della vita possa bastare a se stesso? […] La vita è ciò che è. […] il linguaggio attraverso il quale tu mi comunichi le ragioni del tuo agire è altra cosa che il poema che deve trasportarmi di te una nota profonda (A. de Saint-Exupéry, Cittadelle)”. La poesia non ha la sciocca pretesa dell’evidenza e del tutto-palesato. Il linguaggio ordinario e logico pretende di esprimere tutto, tanto da pretendere di mostrare la verità come in sé. La poesia invece, trasmette una “nota profonda”, qualcosa di informulable.» (F. Marino, cit., pag. 86).
Questo punto di partenza ha a che fare anche con il noto “vedere col cuore”, la formulazione affine all’infanzia dell’essenziale che è «invisibile agli occhi» e che per noi si trasforma in linguaggio poetico come indirizzo estetico generale del progetto. Per quanto riguarda le parole in particolare, l’aspirazione è una lingua semplice, magica e profonda come le questioni sollevate dai più piccoli. Un linguaggio in grado di mantenere da un lato la levità ma dall’altro anche la denuncia verso scelte adulte talvolta violente, prive di scrupolo, che l’arte non può arginare ma a cui può opporsi col suo ostinato continuare a esistere. Abitando le piazze, contagiando l’immaginario e i cuori, ponendo domande magiche, profonde e talvolta scomode, come sono quelle dei bambini.
Crediti
Ideazione e regia Stefano Tè.
Drammaturgia Stefano Tè e Azzurra D’Agostino.
Testi Azzurra D’Agostino.
Con Alessandra Amerio, Francesco Bocchi, Francesca Figini, Davide Filippi, Cesare Trebeschi.
Voce fuori campo Agata Da Rin Zanco.
Consulenza artistica Mario Barzaghi.
Coordinamento artistico e organizzativo Oxana Casolari.
Musiche Davide Sebartoli e Igino L. Caselgrandi.
Musica dal vivo Igino L. Caselgrandi.
Disegno costumi e scenografie Francesco Hipnos.
Realizzazione costumi e tessuti Nuvia Valestri.
Realizzazione strutture scenografiche Teatro dei Venti e Francesco Hipnos.
Scenografatura accessori Maria Scarano e Luigi Scarano – Atelier Polvere di Stelle.
Assistenti alla regia Matteo Caruso e Letizia Nurra.
Tecnico Alessio Bettoli.
Una produzione Teatro dei Venti, realizzata con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Emilia-Romagna.
Un ringraziamento particolare per il supporto alla produzione agli Abitanti Utopici, i volontari che si prendono cura dei luoghi e dei progetti del Teatro dei Venti.
I bozzetti dei costumi e delle scenografie sono stati realizzati da Francesco Hipnos, detenuto della Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia — già creatore dei bozzetti per la Trilogia dell’Assedio (Premio Ubu Progetti Speciali 2025), Don Chisciotte e Aspettando Godot.
LE DATE 2026
9–10 giugno — Carpi (MO), Concentrico Festival (anteprima)
12–14 giugno — Pennabilli (RN), Artisti in Piazza (anteprima)
24 giugno, ore 19:00 e 22:30 — Sibiu (Romania), FITS Sibiu International Theatre Festival / Radu Stanca National Theatre (anteprima)
26 giugno, ore 19:00 — Maribor (Slovenia), Ana Desetnica / Ana Monro Theatre (anteprima)
1 luglio — Lubiana (Slovenia), Ana Desetnica / Ana Monro Theatre (anteprima)
4 luglio, ore 21:30 — Gualtieri (RE), Terreni Fertili Festival — debutto nazionale
9 luglio, ore 21:00 — Modena, Marzaglia, ex Frantoio, Strada Chiesa Marzaglia 184, rassegna Connessioni urbane
11 luglio — Cotignola (RA), Nell’Arena delle Balle di Paglia
18 luglio, ore 18:00 — Casanova Staffora (PV), I giorni dell’alambicco

