Produzione realizzata Per la messa in scena di questo spettacolo è stata rilevante l’analisi del testo di Ingmar Bergman “Pittura su Legno”. Con Alessandra Amerio, Oksana Casolari, Daniele De Blasis, Francesca Di Traglia, Francesca Figini, Beatrice Pizzardo, Antonio Santangelo, Igino L. Caselgrandi Regia Stefano Tè Drammaturgia Giulio Costa Consulente alla Regia Mario Barzaghi Assistente alla Regia Salvatore Sofia Musiche Alessandro Pivetti Allestimento Teatro dei Venti Luci Alessandro Pasqualini Costumi Thiene 1492, Teatro dei Venti Note di Regia Il tempo, indifferente. Il luogo, una cella frigorifera. I personaggi, vegetano, chiusi dentro un cellophane, in una condizione che li conserva e li tiene pronti per l’uso. Non sono stati obbligati a stare dove sono e forse non hanno scelto. La vita li ha condotti in quel luogo ed ora sono lì. Potrebbero essere feti in attesa di venire al mondo. Probabilmente, forzando la porta dall’interno potrebbero anche uscire, ma non lo fanno. Come non lo farebbe un feto, da solo, scegliendo di farlo. Ora potrei urlare per attirare a me l’attenzione, ma non lo faccio. Non ho un reale motivo e non lo faccio. Finché un giorno, una donna si presenta alla loro porta, apre la cella frigorifera e rompe il silenzio. La conservazione è interrotta. Tutto è destinato alla trasformazione, alla deformazione, all’invecchiamento precoce. Prima della fine, ogni personaggio tenterà l’approdo con il tempo fuori dalla cella, assaporando la libertà e la relazione con il pubblico: urla, corre, lotta, piange, ama, prega, con lo scopo di trovare un senso e attaccare il petto di questo delirio. Qualsiasi espressione del viso è concessa ma, comunque, la fine è d’obbligo. Non c’è trucco che tenga, col passare del tempo, tutto cambia colore e natura, dentro e fuori la cella. La donna all’esterno potrebbe essere una qualsiasi entità, la morte, la vita, una madre, un amore, una mignotta. Qualunque cosa sia, è sicuramente parte del quotidiano nascere, amare, scopare, mangiare, defecare, morire.
Note di Drammaturgia
La drammaturgia si sviluppa attraverso la sovrapposizione di due linee temporali: da un lato il tortuoso e accidentato susseguirsi quotidiano di conquiste e di sconfitte, dall’altro il rettilineo e inesorabile declino verso la vecchiaia cui ci si oppone con tutte le forze. Il punto di contatto fra le due traiettorie è la fine, dove non ci sono risposte né certezze, se non il gusto e il privilegio di girare gli occhi intorno e di muovere le dita: un ritorno allo stadio embrionale (o una riscoperta dell’innocenza) che sembra essere l’unica cosa che valga la pena conservare per l’avvenire. A meno che, al contrario, non sia semplicemente un ricordo da congelare e lasciare nuovamente nel passato.
Date in Programma15 settembre - ore 19:00 Finale Bando Linea d'Ombra Eruzioni Festival - Ercolano (NA) Studio di 20 minuti
24-25 settembre - ore 21:00 e 26 settembre - ore 20:00 Debutto a PRIME VISIONI Teatro delle Passioni - Modena
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